Tarwi – Lupino Andino

Nel mondo il genere Lupinus comprende da 300 a 400 specie con vari centri di biodiversità, dei quali i più importanti sono l’area del Mediterraneo per i Lupinus del vecchio mondo e California, Messico (Nord America) e le Ande nel nuovo mondo. L’interesse per il lupino andino si deve al fatto che si tratta di una specie che si adatta ai climi freddi e l’agricoltura dei paesi europei potrebbe trarre vantaggio da una coltura che sostituisca la soia dei climi subtropicali attualmente importata e utilizzata, soprattutto, per l’alimentazione di animali da allevamento. Inoltre sono stati individuati anche utilizzi per fini alimentari (integratori) e cosmetici, dato il suo alto contenuto proteico

Dal 1976 al 1981 la Repubblica del Perù e la Repubblica Federale di Germania hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, per incentivare la coltivazione e l’uso del lupino in aree di montagna marginali, al fine di migliorare le condizioni economiche e nutrizionali delle popolazioni contadine delle Ande peruviane.

Nel 2015, nella regione di Ancash, è stato avviato un progetto per la diffusione della coltivazione del tarwi denominato “Mujeres andinas en camino: promoción del producto tarwi de la Provincia de Huaylas hacia el mercado nacional e internacional, en el marco rural del desarrollo sostenible”

È stato possibile coinvolgere 400 produttori, 110 dei quali sono donne che gestiscono il proprio appezzamento di tarwi.

Con queste basi, in collaborazione con la ONG Albero della Vita.  MAN.SE.F ha identificato il possibile partner europeo per l’importazione delle farine di lupino andino per fini alimentari e/o cosmetici. Inoltre, ha posto le basi per il passaggio da una produzione artigianale della farina ad una produzione semi industriale, dando alcuni suggerimenti tecnologici ed impiantistici. MAN.SE. F. ha continuato il suo supporto al progetto anche durante l’anno 2017, identificando nuovi potenziali partner per introdurre le farine di Tarwi nei canali di distribuzioni europei, organizzando e assistendo durante conference i rappresentanti locali dell’Albero della Vita. Si stanno eseguendo ulteriori analisi chimico fisiche delle farine, per caratterizzare meglio la fase produttiva industriale.

A questo proposito le attuali unita’ produttive sono costituite da due persone che lavorano da 150 a 200 kg al giorno di semi per un limitato numero di mesi all’anno, per utilizzare l’energia solare per l’essicazione, inizio della fase di lavorazione, che precede la fase di cottura e sgusciatura per produrre le farine. Una volta cotto, il seme può essere sgusciato per produrre farine e proteine.

Dal seme privo di alcaloidi è anche possibile estrarre olio, il che migliorerebbe significativamente il rendimento economico dell’industrializzazione del processo. Il progetto prevede, tra l’altro, la creazione di un’unità di commercializzazione, oltre che il rafforzamento delle competenze di produttori e produttrici per poter vendere attraverso botteghe sotto forma di catene produttive, commercializzazione del tarwi e gestione aziendale.

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