Sport e cittadinanza, tutto in un cartone animato

Una passione: correre. E un sogno: la maglia azzurra. Tra i compagni a scuola è la più veloce e la convoca- zione in Nazionale non tarda ad ar- rivare. La Federazione di atletica la vuole nella squadra della staffetta e per Patrizia il sogno è ad un pas- so. Ma per lei, nata da genitori stra- nieri, non può avverarsi: certo, stu- dia banco a banco con i nostri fi- gli, si allena nelle stesse loro pale- stre – multietniche – ma non può correre con i colori azzurri. Per lo meno non fino al compimento dei diciott’anni, quando per lo Stato sarà al cento per cento italiana: so- lo allora potrà vestire i panni della nazionale. «Storia paradossale, ma di vita, tratto da una vicenda vera, come quasi tutti i film sportivi – racconta Rosalba Vitellaro, regista del cartone animato Il traguardo di Patrizia, che, dopo il premio U- nicef, ha ritirato allo Sport Film Fe- stival di Palermo, rassegna riserva- ta alle opere che promuovono e diffondono i valori dello sport, il prestigioso “Paladino d’oro” em- blema della Sicilia ma anche di- fensore dei giusti e di chi lotta per ciò in cui crede – perché in questo campo non c’è bisogno di inven-
tare per emozionare».
Da eroina del cartone animato a favore dello ius culturae, Patrizia il primo traguardo l’ha già tagliato: quello dell’adozione dello “ius so- li sportivo”, con il quale i minori, regolarmente in Italia dal decimo anno di età, potranno iscriversi al- le federazioni sportive con le stes- se procedure di tesseramento dei coetanei. «La strada ad uno ius so-
“Il traguardo di Patrizia” spiega ai più piccoli
le storture della legislazione sportiva. La regista Vitellaro: «Che un giovane atleta debba attendere
i diciott’anni per portare
il tricolore segna
una sconfitta in partenza»
li pieno, che le consentirebbe di gareggiare con la maglia azzurra, non è ancora compiuta, ma ab- biamo mosso Coni, RaiFiction e scuole», conclude la Vitellaro, che, con la sua casa di produzione Lar- cadarte, tutta al femminile, non è nuova a usare la magia della pelli- cola per parlare in modo avvin-
cente a piccoli – e meno – di temi attuali e impegnativi: e, per il 2018 l’autrice anticipa che la sezione de- dicata allo sport paralimpico si tra- sformerà nel primo festival mon- diale sul tema.
«Che un giovane atleta debba at- tendere i diciott’anni per portare il tricolore, segna in partenza una sconfitta dello sport e del Paese, ol- tre che dell’individuo», spiega la re- gista dei cartoni sociali, in onda su Rai Ragazzi e Rai Fiction, che par- lano di eroi in lotta contro bulli- smo, mafie e discriminazioni, eroi in carne ed ossa, con nomi e co- gnomi: Falcone, Borsellino, Gio- vanni Paolo II, padre Puglisi, Don Milani. Di fronte a segnali di intol- leranza verso le diversità, a focolai di violenza, ad abusi e sfruttamen- to, spesso minorili, è un dovere ci- vico rivolgersi alle coscienze dei più piccoli. E così nel palinsesto 2018 sarà trattato il dramma della Shoah, con La stella di Andra e Ta- ti, ispirato alla storia delle sorelle Bucci, deportate ad Auschwitz a soli quattro e sei anni e fortunata- mente sopravvissute all’olocausto: certo, non è semplice raccontare i drammi del passato, e, purtroppo, di oggi, ma la Medaglia di rappre- sentanza del presidente della Re- pubblica italiana, di cui Ladacarte
è stata due volte insignita (una per il Il traguardo di Patrizia), a moti- vo dell’impegno in difesa dei dirit- ti dei bambini, dimostra che – sen- za ricorrere a draghi o fate – si pos- sono trasmettere messaggi impor- tanti con il giusto linguaggio e sen- sibilità. E con l’esempio. Di eroi, non volanti, ma uomini, come noi. «Perché ognuno interpreta un pic- colo grande ruolo nella storia – rac- conta Leo Gullotta, che con Laura Morante doppierà uno dei prota- gonisti della Stella di Adri e Tati – come ho cercato di fare parteci- pando gratuitamente ad un’im-
presa utile alla crescita civile e cul- turale del Paese». Dunque, proprio in questi giorni, avvolti dal clima del Natale, varrebbe la pena rac- contare ai piccoli di quel bambino sceso dalle stelle in una grotta, al freddo e al gelo, e… ricordare ai grandi che, duemila anni dopo, i bambini scesi dal cielo, di Haiti o Canada, Gerusalemme Est o Ove- st, Amsterdam o Bucarest, in quel- la notte si aspettano qualcosa. Ma- gari di vederci scendere in campo. Dalla stessa parte. Con la stessa maglia. Quella dell’umanità.

Silvia Camisasca per il numero di Avvenire del 29 dicembre 2017

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